Una parola fuori posto, un commento online, un articolo di giornale. Quando la propria reputazione viene attaccata pubblicamente, la ferita è profonda e va ben oltre l’orgoglio personale. Non si tratta solo di sentirsi offesi; si tratta di subire un danno reale, un’ingiustizia che la legge non tollera. Esiste un percorso concreto per difendersi, per vedere riconosciuto il proprio diritto e ottenere un giusto risarcimento economico per il pregiudizio subito.

- Cos'è la diffamazione e quando puoi chiedere un risarcimento
- I tipi di danno che puoi farti risarcire
- Come si calcola il valore del risarcimento?
- Come agire legalmente: la scelta tra via civile e penale
- Le prove necessarie per vincere la causa
- La diffamazione aggravata: online e a mezzo stampa
- Limiti e termini da rispettare per non perdere i tuoi diritti
- Cosa Fare Ora: Richiedi una Consulenza per il Tuo Caso
Cos’è la diffamazione e quando puoi chiedere un risarcimento
La legge, e in particolare l’articolo 595 del Codice Penale, definisce la diffamazione in modo preciso. Non ogni critica o commento negativo costituisce un illecito. Perché si possa parlare di diffamazione e, di conseguenza, richiedere un risarcimento, devono essere presenti contemporaneamente tre presupposti fondamentali:
- L’offesa alla reputazione di una persona, ovvero la lesione della sua immagine e del suo onore agli occhi della comunità.
- La comunicazione con più persone, almeno due. Basta che il messaggio offensivo sia stato condiviso con un piccolo gruppo di persone, non è necessaria una diffusione di massa.
- L’assenza della persona offesa al momento della comunicazione. Se l’offesa avviene in sua presenza, si parla di ingiuria, un illecito che oggi non è più reato ma solo un illecito civile.
Quando queste tre condizioni sono soddisfatte, non si è più di fronte a una semplice scortesia, ma a un vero e proprio reato. Da questo momento sorge il diritto a essere risarciti per il danno patito.
I tipi di danno che puoi farti risarcire
Il risarcimento per diffamazione mira a compensare ogni conseguenza negativa, sia quella visibile e concreta sia quella più intima e personale. I danni vengono infatti suddivisi in due grandi categorie: il danno patrimoniale, che rappresenta la perdita economica diretta, e il danno non patrimoniale, che riguarda la sofferenza e il peggioramento della qualità della vita. Entrambi possono e devono essere risarciti.
Il danno non patrimoniale: morale, biologico ed esistenziale
Questa categoria copre le ferite “invisibili”, quelle che toccano la sfera personale e psicologica. Si articola in tre componenti principali. Il danno morale è la sofferenza interiore, il turbamento psicologico e il patema d’animo che derivano dall’offesa. Il danno biologico, invece, è una vera e propria lesione all’integrità psico-fisica della persona, come stati d’ansia, insonnia o depressione, che deve essere accertata da un medico legale. Infine, il danno esistenziale si manifesta quando l’offesa costringe a un cambiamento peggiorativo delle proprie abitudini di vita, come la riluttanza a uscire di casa, l’abbandono di hobby o la difficoltà a relazionarsi con gli altri.
Il danno patrimoniale: perdita economica e mancato guadagno
Qui si entra nel campo delle conseguenze puramente economiche. Il danno patrimoniale include sia il danno emergente, ovvero le spese vive sostenute a causa del fatto (come costi per consulenze legali o mediche), sia il lucro cessante, cioè i mancati guadagni. Pensiamo a un libero professionista che perde clienti a causa di una recensione diffamatoria, a un commerciante che vede calare drasticamente le vendite, o a un artista che subisce l’annullamento di contratti importanti dopo la pubblicazione di un articolo lesivo della sua immagine.
Come si calcola il valore del risarcimento?
Una delle domande più frequenti è “quanto posso ottenere?”. È importante chiarire che non esistono tabelle fisse o calcolatori automatici. La quantificazione del danno viene effettuata dal giudice in via “equitativa”, cioè basandosi su una valutazione complessiva e ponderata del caso specifico.
Diversi fattori chiave influenzano l’importo finale:
- La gravità delle parole usate e del fatto attribuito.
- L’ampiezza della diffusione del messaggio: un commento in un piccolo gruppo WhatsApp ha un peso diverso da un post virale su Facebook o un articolo su un quotidiano nazionale.
- La notorietà e la reputazione della persona offesa prima dell’evento.
- L’intenzionalità dell’offensore (il dolo).
Anche se la valutazione è sempre personalizzata, i tribunali, come quello di Milano, hanno sviluppato delle tabelle di riferimento che vengono usate come guida per garantire una certa uniformità, soprattutto nella liquidazione del danno non patrimoniale.
Come agire legalmente: la scelta tra via civile e penale
Per ottenere giustizia esistono due strade principali. La scelta tra procedere in sede civile o penale è altamente strategica e va concordata attentamente con il proprio avvocato. L’azione civile punta direttamente a ottenere il risarcimento del danno, mentre quella penale mira a punire il colpevole, ma permette anche di chiedere il risarcimento all’interno dello stesso processo.
L’azione in sede civile per il risarcimento
Intraprendere un’azione civile, basata sull’articolo 2043 del Codice Civile, significa avviare un processo il cui unico scopo è ottenere una somma di denaro a compensazione di tutti i danni subiti. Si tratta di un procedimento tra privati, il danneggiato contro il danneggiatore, interamente focalizzato sull’aspetto economico e riparatorio della vicenda.
La costituzione di parte civile nel processo penale
Questa opzione permette alla vittima di “inserirsi” nel processo penale che lo Stato avvia contro il diffamatore. Il vantaggio è duplice: si partecipa attivamente per ottenere la condanna penale del responsabile e, nella stessa sede, si chiede al giudice penale di liquidare il danno subito. Questa via può beneficiare dei più ampi poteri investigativi del Pubblico Ministero, anche se i tempi potrebbero essere diversi rispetto a un giudizio puramente civile.
Le prove necessarie per vincere la causa
Avere ragione non basta: in un tribunale, il proprio diritto va dimostrato. L’onere della prova spetta a chi agisce in giudizio. È quindi fondamentale raccogliere e conservare meticolosamente tutti gli elementi utili a sostenere la propria richiesta. Le prove essenziali includono:
- La prova della dichiarazione diffamatoria: screenshot di post o commenti, registrazioni audio, copia del giornale o della rivista.
- La prova della sua diffusione: testimonianze di persone che hanno letto o sentito l’offesa, dati sul numero di condivisioni online o sulla tiratura del giornale.
- La prova del danno subito: perizie medico-legali per il danno biologico, testimonianze sullo stato di sofferenza psicologica, documenti contabili (fatture, contratti) che attestino le perdite economiche.
La diffamazione aggravata: online e a mezzo stampa
Quando l’offesa avviene tramite un mezzo di grande diffusione, il reato è considerato più grave. La legge prevede infatti una specifica “aggravante” che comporta pene più severe e, di conseguenza, un risarcimento del danno più elevato. I due scenari più comuni oggi sono il mondo digitale e i media tradizionali.
Diffamazione su social, siti e recensioni online
Facebook, Instagram, recensioni su Google, gruppi WhatsApp, forum: il mondo digitale è un terreno fertile per la diffamazione. La viralità e la permanenza quasi indefinita dei contenuti online aggravano enormemente il danno. È importante sapere che è possibile identificare i responsabili anche quando si nascondono dietro falsi profili. Oltre al risarcimento, è possibile agire per ottenere la rimozione dei contenuti lesivi, facendo valere il proprio diritto all’oblio.
Diffamazione a mezzo stampa o televisione
Nei media tradizionali, la responsabilità non è solo di chi scrive o parla, ma può essere condivisa tra il giornalista, il direttore responsabile della testata e l’editore. Un aspetto procedurale cruciale in questi casi è che, prima di poter avviare una causa, la legge prevede un tentativo obbligatorio di mediazione per cercare di raggiungere un accordo tra le parti.
Limiti e termini da rispettare per non perdere i tuoi diritti
Non sempre un’offesa percepita dà diritto a un risarcimento, ed è fondamentale agire entro tempi precisi per non perdere la possibilità di tutelarsi.
Quando non è diffamazione: diritto di cronaca e critica
Esistono situazioni in cui la legge tutela la libertà di espressione, anche quando questa risulta sgradita. Non si può chiedere un risarcimento se l’affermazione rientra nel legittimo esercizio del diritto di cronaca o di critica. Affinché questi diritti siano validamente esercitati, devono però essere rispettate tre condizioni rigorose: la verità del fatto narrato (o una seria e diligente verifica delle fonti), l’interesse pubblico della notizia e un linguaggio formale e non gratuitamente offensivo (la cosiddetta “continenza”).
La prescrizione: entro quanto tempo devi agire
I tempi per far valere i propri diritti sono perentori. Per l’azione civile di risarcimento del danno, il termine di prescrizione è di 5 anni dal giorno in cui si è verificato il fatto. Nel caso della diffamazione online, il termine inizia a decorrere dal momento in cui la vittima ha percepito l’offesa o dalla pubblicazione online. Per sporgere una querela in sede penale, invece, il termine è molto più breve: solo 3 mesi dal giorno in cui si è avuta conoscenza del fatto.
Cosa Fare Ora: Richiedi una Consulenza per il Tuo Caso
Affrontare una causa per diffamazione è un percorso complesso. Valutare correttamente le prove, scegliere la strategia legale più efficace tra la via civile e quella penale, e quantificare in modo adeguato il danno subito sono passaggi che richiedono l’analisi e l’intervento di un avvocato specializzato.
Subire un’offesa alla propria reputazione non è qualcosa da accettare passivamente. Il primo passo per ottenere giustizia è agire. Se ritieni di essere stato vittima di diffamazione, contatta lo Studio Legale Marzolla per una valutazione del tuo caso specifico.
